Scrivere · Officina delle storie
Errori frequenti nei manoscritti che ricevo
9 settembre 2026 · 6 min di lettura

Alcuni errori che vedo spesso nei manoscritti che mi arrivano in valutazione
Ho iniziato a fare questo mestiere dalla gavetta.
Nel caso dell’editor, questo significa leggere un mucchio di manoscritti e scrivere delle schede di valutazione. Dopo averne letto molti, e con molti intendo circa una cinquantina, ho iniziato a fare i primi (timidi) editing. Otto anni fa.
In tutto questo leggere e valutare, mi sono reso conto che gli errori più frequenti non hanno necessariamente a che vedere con la scrittura. Certo, si incontrano frasi da rivedere, dialoghi poco naturali o metafore maldestre, ma spesso ci troviamo davanti a pagine scritte molto bene. Il problema è che la buona scrittura non basta a costruire un buon romanzo. Gli errori più difficili da individuare sono quelli che riguardano la progettazione della storia: il protagonista, il conflitto, la struttura, il punto di vista, il ritmo, il rapporto tra trama e tema.
Ecco alcuni dei più frequenti.
C'è una storia, ma non ancora un romanzo
L’idea è buona, ma la storia non procede attraverso una successione di avvenimenti. Dickens la definiva “fitta rete di traversie”, ovvero la sequenza di ostacoli tra il personaggio e il suo desiderio, Aaron Sorkin di sequenza di intenzioni/ostacoli. Per esempio:
Marta perde il lavoro. Poi torna al paese. Poi incontra sua madre. Poi conosce un uomo. Poi parte per Roma.
Sono cose che accadono. Ma perché proprio in quell'ordine? E soprattutto: che cambiamento producono?
Un romanzo non è soltanto una sequenza di eventi. Gli eventi devono produrre conseguenze, modificare i rapporti di forza, costringere qualcuno a compiere delle scelte. Il passaggio fondamentale è da "poi" a "perciò". La differenza non è capziosa, ma è un fondamentale della fabula.
Marta perde il lavoro, perciò torna al paese. Tornando al paese scopre qualcosa che sua madre le ha nascosto, perciò decide di non ripartire. Questa decisione mette in crisi il rapporto con sua madre, perciò Marta è costretta a scegliere da che parte stare.
Non abbiamo più una cronaca, ma una storia che si costruisce attraverso cause e conseguenze.
Il protagonista subisce la storia
È forse uno degli errori più frequenti. Il protagonista viene traghettato dagli eventi da una pagina all'altra, ma raramente è lui a determinarli. Direte: ma Stoner? Bartleby lo scrivano? Nel primo caso, non è vero che il protagonista non compie scelte. Abbandona la facoltà di agraria senza dire nulla ai suoi genitori. Sceglie l’insegnamento. Decide di non tornare alla fattoria. E potrei andare avanti… Nel secondo caso, parliamo anzitutto di un racconto, e in ogni caso di un precursore della letteratura dell’assurdo.
Quindi: no, non vi sto dicendo che non si può fare, ma che bisogna sapere che cosa si sta facendo. Nella stragrande maggioranza dei casi: succede qualcosa, il personaggio reagisce. Poi succede qualcos'altro e reagisce di nuovo.
La domanda che ci dobbiamo porre è: che cosa vuole il mio protagonista? E che cosa è disposto a fare per ottenerlo? Edmond Dantes vuole vendetta. Cyrano desidera Rossana. Montalbano vuole la verità e questa non sempre coincide con la giustizia come immaginata dalle norme di legge.
Il personaggio viene spiegato invece di essere raccontato
Un altro segnale molto frequente è l'eccesso di spiegazione psicologica.
Anna era una donna insicura. Aveva sempre avuto paura di essere abbandonata e per questo tendeva a sabotare le proprie relazioni.
È un'informazione chiara, ma non ha alcun peso narrativo. Proviamo invece a mostrarla:
Quando Luca le disse che sarebbe partito per tre giorni, Anna sorrise. «Divertiti», rispose. Attese che lui chiudesse la porta e si preparò un caffè. Guardò l’orologio, erano passati appena quindici minuti. Prese il telefono e scrisse “sii prudente” e cancellò. “Sei arrivato all’aeroporto?” gli scrisse dopo altri venti minuti, lui rispose con un pollice in su. “Vorrei essere con te” scrisse e cancellò, e poi “pensami” e ancora cancellò e infine “ti penso”. Davanti alla singola spunta, sentì un vuoto che si allargava all’altezza dello stomaco.
Non è bellissima, ma ci fa capire qualcosa di Anna senza didascalizzarlo.
Sono le prime tre che mi sono venute in mente, ma se vuoi leggere le altre, iscriviti alla mailing list. Non ti sommergerò di messaggi, solo, ogni tanto, una bottiglia nel mare delle storie.
A presto,
Ci.