Scrivere · Officina delle storie

Come si costruisce un personaggio

15 settembre 2026 · 5 min di lettura

Come si costruisce un personaggio

Desiderio, ostacolo, conflitto: il minimo indispensabile.

Che cosa vuole il protagonista?

Dico: che cosa vuole davvero? Sembra una domanda banale, sciocca forse, ma non lo è affatto. Non so a voi, ma a me capita fin troppo spesso di incontrare personaggi ben costruiti, con un passato interessante, una psicologia definita, magari anche una voce riconoscibile, che però attraversano indenni la storia.

Non hanno desideri. E quando un personaggio non desidera niente, non è un personaggio, ma è solo una figurina appiccicata sul foglio di una storia...

Il desiderio

Il desiderio è uno dei motori fondamentali della narrativa. Non necessariamente il grande desiderio che cambia il destino del mondo, siamo seri: può essere qualcosa di molto più piccolo. Più vicino a noi. Più umano.

Andrea vuole che suo padre le dica la verità. Marco vuole vendere la casa prima che sua moglie scopra che sono pieni di debiti. Un bambino vuole vedere il mare per la prima volta. Un anziano vuole vedere il mare per l'ultima volta. Una donna vuole che il suo ex marito torni da lei. Montalbano vuole scoprire la verità su Mario e Lisetta. Cyrano vuole l'amore di Rossana. Edmond Dantès vuole vendicarsi.

Il punto non è quanto sia grande il desiderio. Il punto è che deve essere abbastanza forte da mettere qualcuno in movimento. Perché subito dopo arriva la seconda domanda. Che cosa glielo impedisce?

Nei manoscritti che leggo capita di frequente che il protagonista desideri qualcosa, ma che ottenerla sia troppo facile. Oppure che gli ostacoli siano soltanto orpelli narrativi, nulla che possa costituire un vero conflitto per il personaggio, nulla che lo spinga ad andare fuori dalla propria zona di comfort. Di cambiare, magari. Almeno un po'.

Proviamo a semplificare.

Marta vuole parlare con suo padre. Va a casa sua. Lui è fuori. Marta torna il giorno dopo. Lui è ancora fuori. Alla fine lo incontra.

Questa è una storia? In senso molto largo, sì. Ma narrativamente abbiamo un problema: Marta non è costretta a fare nulla che non avrebbe fatto comunque. L'ostacolo rimanda l'incontro, non alza la posta in gioco né costringe Marta a un (anche minimo) cambiamento.

Proviamo allora a cambiare una cosa. Marta vuole parlare con suo padre perché ha scoperto che lui ha venduto la casa di famiglia. Ma quando arriva, scopre che il padre non è semplicemente fuori: è in ospedale e che la casa è già stata venduta. A comprarla è stato suo fratello, che non le ha detto nulla delle sue intenzioni. A questo punto Marta deve scegliere che cosa fare. Può andare in ospedale. Può affrontare suo fratello. Può cercare un avvocato per far saltare la vendita.

L'ostacolo non serve più soltanto a ritardare il momento in cui cui il personaggio soddisfa il suo desiderio. Lo costringe a mutare. Ma ancora non basta: il desiderio deve innescare un conflitto.

Il conflitto

Una volta che nel personaggio nasce il desiderio, in una buona storia questo va immediatamente in conflitto con qualcosa (e, o anche, con qualcuno). Per esempio con le modalità del personaggio. O con la sua paura profonda. O con il suo trama. O con un altro desiderio, valore, interesse. Le due cose non possono essere soddisfatte contemporaneamente, non ci può non essere un sacrificio. Si tratta di stabilire una posta in gioco credibile: credibile perché siamo pigri, per cui tenderemo a non nulla che possa sembrarci troppo difficile a meno che non sia necessario.

Marta vuole sapere la verità. Suo padre vuole proteggerla dalla verità. Marta vuole salvare la casa. Suo fratello vuole venderla. Marta vuole bene a suo padre. Ma è anche arrabbiata con lui.

Lo vedete? Ogni scelta ha un prezzo, ed è proprio questo che rende interessante la storia (no, non questa, questa resta ancora piuttosto noiosa). Non basta che qualcuno abbia un problema, ma quello che ci interessa da un punto di vista narrativo è che, per risolverlo, debba scegliere.

Pensiamo a una situazione ancora più semplice. Un uomo vuole attraversare una porta. La porta è chiusa.

Fin qui non abbiamo niente. Se però dall'altra parte della porta c'è sua figlia, che sta per essere portata via, l'uomo dovrà trovare un modo per aprirla, se per aprirla deve scegliere tra salvare la figlia e qualcos'altro (carriera, amore, salute...), abbiamo un conflitto. Se per salvare sua figlia deve fare qualcosa che non avrebbe mai pensato di fare, abbiamo anche la possibilità di raccontare una trasformazione.